La mia prima Kefiah è lisa, scolorita e rigorosamente custodita tra i ricordi più cari, con il primo ciuccio del mio bimbo, la tesi di laurea, la prima foto con mio marito.
Ne ho una nuova che saprà di nuovo per tanto tempo. Non la uso più. Non perchè sia invecchiata, benchè lo sia. Non perchè non creda più in tutto ciò in cui ho sempre creduto. Ma perchè mi fa tanta tristezza. La indossavamo tutti e ci piaceva riconoscerci proprio anche grazie a quel copricapo. La indossavano anche gli altri, perchè come al solito, non avevano niente da rivendicare e si attaccavano a tutto. Ma era talmente nostra da potercene fregare anche del furto. Era il comun denominatore del nostro senso di appartenenza alla lotta. Era parte intrinseca della nostra militanza. Bastava indossarla per sentire l'urlo partire dalla pancia e trovare il coraggio di uscire e dire No!. Mille volte No! Per sempre No!
Io la portavo come Leila Khaled.
Non la porto più.
Perchè ora la indossa Gemma Word in passerella. Perchè ora non significa lotta, libertà, appartenenza. Ora significa moda. Ora significa l'ennesimo mattone sulle fondamenta sempre più forti dell'omologazione globale a ribasso. Tutto si vende e svende. E io non porto più la Kefiah, anche se loro non hanno il coraggio di portarla come Leila Khaled
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3 commenti:
E' proprio così, purtroppo.
Un caro saluto, appena posso passo a leggere il tuo blog sempre più interessante.
A presto
Pino ;)
Vero, Sama, anche a me fa tristezza, anche se è legata a molti bei momenti. Il sistema banalizza e priva di significato ogni cosa trasformandola in una insulsa moda... oppure demonizza appioppando nomi minacciosi come "Black block" che uno s'immagina feroci rivoluzionari armati mentre è solo gente comune che protesta!
Strategia del terrore, flo...al solito...gli anni passano...e noi restiamo sempre più insabbiati...
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